Più dell’ottimismo, sete di speranza

La speranza è la chiave per entrare con il piede giusto nei buoni propositi del nuovo anno. Il profeta Isaia annuncia il Dio della consolazione che riaccende in ogni uomo lo sguardo benevolo sulla vita e mostra la strada.

L’inizio del nuovo anno è solitamente caratterizzato dai consueti «buoni propositi» e da uno sguardo ottimista verso il tempo che ci aspetta e i desideri di bene che portiamo nel cuore. Questo sguardo spesso, però, si trova a fare i conti con i nostri limiti, si deve confrontare con situazioni di dolore e conflitto che albergano dentro di noi o attorno a noi. Di fronte all’impotenza di cambiare le cose può nascere così un sentimento di smarrimento, scoraggiamento e delusione.

Papa Francesco nel suo magistero ha richiamato spesso i fedeli a farsi animare più che dall’ottimismo, dalla speranza. Infatti il solo sguardo ottimista sulla vita rischia di deludere, cosa che invece non può fare la speranza. Infatti, il Papa dice: «Io spero, perché Dio è accanto a me: questo possiamo dirlo tutti noi. Ognuno di noi può dire: Io spero, ho speranza, perché Dio cammina con me. Cammina e mi porta per mano. Dio non ci lascia soli. Il Signore Gesù ha vinto il male e ci ha aperto la strada della vita». Il tema della speranza e della consolazione cristiana ha un fondamento nella storia della Salvezza narrata dalla Bibbia. Per esempio, compare chiaramente nella seconda parte del libro del profeta Isaia. Il popolo a cui il profeta parla sta vivendo la tragedia dell’esilio a Babilonia causato dai peccati d’idolatria, dalla ribellione contro il Signore e dalla conseguente conquista e distruzione di Gerusalemme e del suo tempio.

Nella Scrittura l’esilio viene sempre ricordato come un momento drammatico nella storia di Israele. Il popolo ha perso tutto: la patria, la libertà, la dignità, e in alcuni casi anche la fiducia in Dio. Si sente abbandonato e senza futuro e ogni tentativo di ripresa della vita è soffocato dalla schiacciante realtà della lontananza fisica della Città Santa e dall’impossibilità di un ritorno alla normalità. Il profeta, ispirato da Dio, riapre il cuore alla fede e con speranza e certezza annuncia: «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata» (Is 40,1-2). Il Signore non manca mai di suscitare nel suo popolo consolatori, che hanno il compito di rincuorare il popolo annunciando la fine della tribolazione e del dolore, e il perdono del peccato. È questo che guarisce il cuore afflitto e spaventato e gli permette di aprirsi alla speranza. La consolazione che ne deriva è per il popolo la possibilità di ritornare a camminare sulla via di Dio e di realizzare i desideri più profondi che necessitano di una via nuova, raddrizzata e resa percorribile, che a volte si presenta come un deserto da attraversare per ritornare in patria e sentirsi finalmente a casa.

Anche noi, quando siamo nel buio e nelle difficoltà, quando facciamo esperienza del limite che ci sembra chiudere il futuro, sentiamo che l’ottimismo viene subito meno. È proprio la speranza che ci insegna uno sguardo benevolo sulla vita e ci aiuta a trovare quella strada che conduce a Dio e a una vita piena di senso. Guardando all’esistenza di Francesco di Assisi, uomo dai «buoni propositi», la parola speranza nei suoi scritti compare solo nei momenti fondamentali della sua vita. Come leggiamo per esempio nell’invocazione delle Lodi di Dio Altissimo, scritte dopo l’esperienza delle Stimmate avuta sul Monte della Verna, Francesco si rivolge a Dio dicendogli: «Tu sei la nostra speranza!». Dio è qui percepito come il bene da cui ogni uomo può attingere senso e capacità per essere e realizzare se stesso e per superare ogni crisi. Il Santo di Assisi vive la speranza in una maniera molto concreta e molto vicina alle sue vicende.

Per ogni uomo si presenta il tempo per fare delle scelte ed è quindi necessario farle su qualcosa di stabile e duraturo. Così è avvenuto nella rinuncia di tutto davanti al padre Pietro di Bernardone, dove Francesco comprende chiaramente che la sua vita da quel momento in poi sarà diversa. Nuova. Facciamo nostre, in questo inizio di anno le sue parole e diciamo: «D’ora in poi posso dire con sicurezza: “Padre nostro che sei nei cieli”, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza».

Fra Matteo Brena, Commissario di Terra Santa per la Toscana.

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art. fra Brena novembre- dicembre 2023