Nome: Sara
Dal: 31-12-2014
Al: 06-01-2015

Sono tornata dal pellegrinaggio in Terra Santa. Ho vissuto giorni di grande Grazia che ho bisogno di comprendere nel tempo per l’intensità e la ricchezza di esperienza. Per ora ti provo ad accennare alcune cose che mi hanno molto colpito, consapevole che le parole sono uno strumento limitato.

Il pellegrinaggio è stato innanzitutto vedere e toccare i luoghi in cui il popolo d’Israele e soprattutto Gesù ha vissuto. Questo ha comportato un quotidiano crollo delle immagini che avevo nella mente per fare spazio a ciò che è veramente accaduto. La mia fede ha cominciato ad avere luoghi e tempi precisi che non conoscevo. È stato l’esperienza di una purificazione di quello che credevo verso quello che è accaduto e c’è ora, attraverso segni discreti ma evidenti (resti archeologici, ricostruzioni storiche, tradizioni della fede …). In tanti luoghi, guidata a vedere e toccare da padre Francesco Ielpo, ho potuto dire:- Gesù, allora tu sei accaduto così! Io Ti credo!. Mi è capitato specialmente nel Santo Sepolcro e davanti al luogo della crocefissione, ma tutto il pellegrinaggio è stato un dialogo col Mistero. Qui ero venuta per vedere e toccare per guardare in faccia a Chi voglio dare la mia vita; ma mi sono accorta che è prima di tutto Gesù che mi conosce. Non l’avevo mai sperimentato prima: quei luoghi descrivevano me, la mia storia, la mia persona e mi sentivo a casa. Davanti al luogo della crocifissione sono riuscita a dire solo:- Gesù perdonami! Perché prima ancora che mi rendessi conto di aver bisogno di essere salvata, Lui mi aveva già salvato soffrendo e morendo per me. E io fino a quando non mi sono inginocchiata lì non l’avevo mai capito. Gesù sapeva già che io avevo bisogno di essere perdonata, di essere salvata, di essere compiuta ma solo davanti al mistero della sua morte mi sono accorta di che infinito bisogno ho di Lui e di quanto il mio cuore può desiderare.

Questo sentirmi a casa (cioè conosciuta, amata, libera) l’ho vissuto anche nei racconti di padre Francesco (un francescano del movimento che vive la sua vocazione con una consapevolezza, gioia e libertà che mi ha fatto percepire la pienezza e compiutezza della sua vocazione) e nella compagnia di giovani amici con cui ero in cammino.

Ti vorrei raccontare anche dell’impressione che mi ha fatto lo Stato d’Israele, ma preferisco in dialogo con te. Per ora ti dico che mi affascina moltissimo, nonostante l’evidente sofferenza e caos di questo paese. Dalla triste chiusura di alcuni ebrei ortodossi, agli sputi dei bambini ebrei in segno di disprezzo nei nostri confronti, alla nenia straziante dei muetzin mussulmani, alla comunità di suore che accoglie disabili, alle pietre della rovina del tempio, alle urla dei mercanti arabi del suk, ai francescani veri custodi dei luoghi della fede, ai militari col mitra ogni due passi: tutto questo è la ricca diversità umana. Gerusalemme è davvero la città di tutti i popoli. È solo degli ebrei? Solo dei cristiani? Solo dei mussulmani? No! Ognuno ha lì il cuore della sua fede. Quel caos mi è sembrato più che altro il grande abbraccio di Dio all’infinita diversità degli uomini. E a me piace un sacco!

Un grande abbraccio

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